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Scuola

Parrocchia Santa Maria La Bruna

Via S. Maria La Bruna, 25 - 80059 - Torre Del Greco (Napoli)
Telefono: 081.883.21.35 - info@smbruna.org

La Storia


Una delle maggiori congregazioni religiose è sorta, nel 1154, alle Pendici del Monte Carmelo in Palestina. Questa congregazione prende il nome di Monte Carmelo: i Carmelitani. Secondo un’antica leggenda cristiana su questo monte, avrebbero sostato la Madonna e San Giuseppe nel ritorno dall’Egitto. Quest’ordine dei Carmelitani prestava culto alla Madre del Verbo incarnato, che gli fu attribuito il nome del monte: Maria SS. Del Carmelo. Ma il turbine delle persecuzioni musulmane,disperse questi religiosi, che passando in Occidente, stabilirono in diversi regni il loro Ordine, propagando la devozione alla Vergine sotto il titolo del Carmelo. Intorno al 1217 questi religiosi arrivarono anche a Napoli, portando con sé una immagine di Maria SS., edificando in suo nome un piccolo tempio fuori dell’abitato. Questo santuario della Vergine divenne celebre, tanto che P.M. Alberto Napolitano pensò di fondare a Torre del Greco un piccolo convento, in modo che i padri e più anziani e ammalati potessero, anche loro respirare un po’ d’aria salubre. Con il 1556 una piccola chiesa si fondava sul modello di quella di Napoli ed in questa vi fu posto un dipinto che riproduceva la Vergine del SS. Carmelo.
 
 
 
Fu tale la devozione per questa immagine di Maria SS. Del Carmelo che i contadini, che abitavano le campagne lontane, vollero farsi un tempietto nelle loro vicinanze, in modo da venerare questa nuova e miracolosa immagine della Beata Vergine. Dalla Bolla di Decio Carafa risulta che la prima Cappella in onore della Beata Vergine sotto il titolo di Maria SS. Del Carmelo detto della Bruna è eretta il 4 ottobre del 1621. Il suolo per la costruzione di questa cappella, pari ad una vigna di due moggi adiacenti alla cappella, fu donato dalla Principessa Isabella Gonzaga, la cui rendita fu impiegata per beneficio. Ma l’eruzione del 1631 distrusse per metà la piccola Cappella, ricoprendola di cenere e lava d’acqua; l’immagine di Maria SS. La Bruna restò intatta, perché era collocata in alto sul muro. Purtroppo i danni riportati dalla Cappella furono gravissimi: il tetto, la pianta e l’altare erano distrutti, l’umidità era penetrata in tutte le mura restanti, anche il quadro della Sacra Effigie fu danneggiato. La popolazione di questo paese che ammontava in quel tempo a circa venti migliaia di persone, restò quasi intermanete distrutta e quei pochi che si salvarono tornarono sulle proprie terre.
 
 
 
Fu allora che i contadini incominciarono a sgombrare la cappella dagli ammassi di terra e pietra. Demolirono il restante della bassa volta ed, alzate sufficientemente le mura, ne ricostruirono una più alta. Restaurando il tempietto furono abbattute anche le mura nei lati opposti formando due nuove cappelle, dedicando l’altare di destra a S. Nicola di Bari e quello di sinistra a S. Antonio di Padova.
La Santa visita del 1635 non riscontrò solo le manchevolezze precedenti, ma annotò anche che la sede del cappellano era vacante. Comunque nelle vicinanze vi erano case abitate da due eremiti terziari: fra Biagio De Marco e fra Antonio di Uberto. Questi due eremiti custodivano e rendevano servizio alla Cappella, infatti i due fratelli raccoglievano le elemosine presentando ogni sei mesi, alla Diocesi di Napoli, un libro dei redditi che venivano utilizzati per celebrare le SS. Messe ogni giorno, per i catechismi e qualsiasi funzione o operato della cappella.
Dalla Santa Visita del Card. Ascanio Filomarino del 1645 risulta che il tempietto era già rifiorito; egli istituì la SS. Messa tutti i giorni, anche se il celebrante non era lo stesso ed assegnò un custode che raccoglieva le elemosine che servivano per i più bisognosi e fece istituire per il primo giorno dopo la Pentecoste, la Festa di SS. Maria La Bruna.
 
Con il canonico Pasquale Mazza, la Cappella di Santa Maria la Bruna prese nuovo aspetto, non fu solo restaurata ma anche ingrandita; infatti risulta che già nel 1819 esisteva una sacrestia alquanto ampia. Affinché restasse ai posteri il ricordo di questo lavoro fece apporre sulla porta della Chiesa la seguente iscrizione da lui composta ed incisa sul marmo:
 
D.O.M.
 
Hanc aedem
 
In honorem beatae virginis de bruna
 
Ad ruricularum commodum
 
Calamitatesque ab agris avverruncandas
 
Olim excitatam
 
Herculanenses eiusdem virg. Experti tutamen
 
Ampliandam ac condecordam
 
Curavere
 
a.d. mdcccxxiv
 
Cominciarono poi a celebrarsi molte feste, si cantavano Messe solenni e si onorava l’anniversaria memoria dei trapassati cantando l’Ufficio. Era dunque necessario l’organo, strumento eletto dalla Chiesa, la cui melodia accordandosi con le voci dei ministri aggiungeva alla liturgia solennità e maestosità. Nell’anno 1825,nella Cappella comparve anche l’organo situato su di un’orchestra costruita appositamente sulla porta. Nel 1828 l’Altare principale fu ricoperto di marmo e fu consacrato da Mons. D. Domenico Lombardo vescovo di Lare; ciò richiamò l’attenzione dei cittadini per la novità della funzione i quali accorsero in grande numero.
Don Pasquale Mazza arricchì la cappella con due campane. In quel tempo re Francesco I, distribuiva alle chiese bisognose, del bronzo ricavato dai campanili dei monasteri o delle chiese che erano state soppresse dall’occupazione militare. Ma mano la Cappella fu arricchita di statue, di vasellame d’argento, di sante Reliquie e di arredi per la Consacrazione.
Quando nel 1834,arrivò la visita dell’Arcivescovo Filippo Giudice Caracciolo, restò soddisfatto dei fruttuosi cambiamenti tanto che volle inserire questa testimonianza negli stati della Santa Visita. Dopo la morte del canonico Pasquale Mazza, dal 21 dicembre 1844, la Cappella di Santa Maria La Bruna fu amministrata da due sacerdoti Don Pasquale Canonico Mazza juniore e da Don Stanislao Mazza, nipoti del congiunto, i quali continuarono a camminare sulle orme dello zelantissimo zio. Dei due sacerdoti, Don Stanislao moriva nel giugno del 1866; Don Pasquale divenne Rettore della detta Chiesa, il quale il 3 dicembre 1868 si spense. Dopo la morte di quest’ultimo fu nominato Rettore della stessa Chiesa dall’amministrazione locale della Parrocchia di S. Croce, rappresentata dalla Congrega di carità il sac. Antonio Brancaccio, che eseguì l’esempio dei suoi predecessori.
Per opera del Rettore e del sacerdote Antonio Brancaccio nel 1904, la Chiesa fu trasformata ,ampliata e adornata di una leggiadra Cupola, resa architettonicamente bella, sotto la direzione dell’ Ing Guerra.
 
Questa chiesa fu elevata a Parrocchia il 16 Aprile 1944 e il Card. Ascalesi diede possesso al Canonico Giuseppe Garofalo il 25 Giugno 1944.
Successe don Onofrio Langella, che lascia l’incarico perché nominato preposito di S. Croce (1981) e attualmente esercita il ministero nella Parrocchia Santa Maria La Bruna il parroco Don Francesco Contini
 
 
 
 
 
 
Tratta dalla "Devozione a Maria S.S. La Bruna"
 
tesi di laurea redatta a cura
 
di Milena Colantonio
 
per conto della Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale
 
Istituto Superiore di Scienze Religiose "DONNAREGINA"
 
 
 
 
 
 
 


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